Verso il 700 a.C. i Persiani erano stanziati a Parsumach, ai piedi dei monti Bakhtiyari dove, sotto la direzione di Achemene, fondarono un piccolo regno. Questo paese era situato sulla costa settentrionale del golfo persico, a sud est della Media e ad est della Susiana. Successivamente il regno persiano si espanse nei vari territori come l' Elam, che oggi corrisponde alla parte sud - occidentale dell'attuale Iran. Il re persiano Teispe annetté la provincia di Parsa (Fars). Alla sua morte il regno fu diviso tra i due figli. Dopo la distruzione totale dell’ Elam da parte degli Assiri, Ciro I, figlio di Teispe, riconobbe l’autorità di questi ultimi, inviando uno dei suoi figli come ostaggio. L' altro successore di Ciro, Cambise I, obbligò il figlio di Ariaramne, l' altro successore di Teispe, ad abdicare in suo favore, lasciandogli tuttavia il governo della provincia di Parsa, e sposò la figlia di Astiage di Media: da questa unione nacque Ciro II il Grande.
I due regni iraniani che si formarono, quello dei medi e quello dei persiani, vennero unificati dal re persiano Ciro, detto il Grande, nel 599 a. C.
Dopo aver consolidato la sua posizione all’interno, Ciro sottomise l’ Asia Minore, conquistò Babilonia, assumendo il controllo della Siria e ottenendo la sottomissione dei re fenici. Alla sua morte l’Impero passò a Cambise II, il quale conquistò l’Egitto. Il suo successore Dario I conquistò la Tracia. Successivamente si espanse in Africa (Egitto), nel Caucaso fino al confine di alcuni fiumi dell' Asia Centrale, l' Amu – Daria e il Sir Daria. Estese la sua azione a Oriente, sottomettendo il Gandhara, l’ India occidentale e la valle dell’ Indo; quindi combatté gli Sciti della Russia meridionale ed estese il suo potere sulle città greche della costa. Di lì si volse alla conquista della Grecia stessa, dando origine alle cosiddette guerre persiane (fig. 1).
Forma di Governo, organizzazione sociale e concezione dello stato
La forma di governo dell' Impero persiano era una monarchia assoluta e si rifaceva alla tradizione orientale.
A capo stava un sovrano assoluto, il quale possedeva il regno come se fosse una proprietà privata ed era il rappresentante del dio e quindi un uomo al di sopra di ogni uomo. Il suo potere si basava sull'obbedienza dei sudditi, cioè il gruppo dei “bandaka” ( = coloro che portano la cinta del seguito). La superiorità del re era totale e si configurava come eccellenza sul campo di battaglia. La guerra, infatti, era considerata molto importante, basti pensare che i territori che componevano l' Impero Persiano furono conquistati militarmente. Il re aveva la massima autorità sia in guerra che in pace, in quanto massimo signore, legislatore e giudice. Nell' emettere sentenze il re non veniva sottomesso a niente e a nessuno, perché lui stesso era la legge. Esercitava il controllo sul territorio tramite dei funzionari pubblici che si occupavano di riscuotere i tributi.
La sede del governo persiano non era fissa, infatti il re si spostava con la sua tenda al cui interno si trovavano le insegne del potere.
Sotto il sovrano si trovavano i sacerdotiegli aristocratici. Gli aristocratici erano divisi in ranghi e godevano di una posizione politica e sociale di riguardo, ma soprattutto sul favore del sovrano. Poiché l'impero era molto vasto, il re aveva numerosi collaboratori che erano “amici” o addirittura parenti, che rispondevano direttamente al sovrano del loro operato.Questi collaboratori erano ampiamente ricompensati: erano esonerati dal pagamento delle tasse, alcuni erano ammessi alla corte ed era loro offerta la possibilità di prendere parte ai pasti assieme al re.
Poi c'erano 20 satrapi, che amministravano il potere per delega del re e avevano alcuni poteri civili e militari, ma non erano considerati come sovrani. Essi erano affiancati da segretari che ne vigilavano l'operato e ne garantivano il legame con il potere centrale. Inoltre vi erano degli ispettori, chiamati “le orecchie del re”, autorizzati a disporre dell'esercito in caso di necessità; essi percorrevano l'impero presentandosi all'improvviso agli amministratori per verificarne la gestione.
Infine c'erano i soldatie ancora un gradino più sotto i mercanti, gli artigiani e i contadini;
il gradino più basso era occupato dagli schiavi.
Quello dei Persiani era un impero multietnico: si estendeva dal Mediterraneo all'Oceano Indiano e racchiudeva entro i suoi confini tutte le popolazioni del Vicino Oriente.
Religione
All' inizio la religione persiana era politeista e si basava sul culto delle forze naturali, come il Sole, la Luna, la Terra, l' Acqua, il Fuoco e il Vento.
Il testo sacro della religione era l' Avesta. I più importanti sacerdoti persiani erano i Magi, uomini molto potenti, anche perchè la loro funzione era ereditaria: essi appartenevano, infatti, ad una stessa tribù, quella, appunto, dei Magi; inoltre praticavano un culto diverso da quello ufficiale (é da precisare che presso molti popoli dell' antichità esisteva una religiosità popolare che si distingueva da quella reale e aristocratica e ciò avvenne anche presso i Persiani).
Il culto del sole diede origine a quello di Mitra, che sopravvisse all' Impero Persiano e diede vita al mitraismo, una religione che prometteva la salvezza personale, da raggiungere attraverso riti che potevano essere conosciuti solo dagli iniziati.
Attorno al VII e il VI secolo A. C. avvenne una profonda riforma religiosa della quale il promotore principale fu Zarathustra che i Greci chiamavano Zoroastro.
Zarathustra era un profeta e mistico iraniano ed è stato anche autore delle cinque gāthā, cioè i cinque canti religiosi che risultano essere la parte più antica dell' Avestā, l'insieme dei testi sacri dell'antico Iran.
La sua nuova scuola di pensiero religioso si potrebbe definire un monoteismo imperfetto: secondo il profeta esisteva un Dio supremo, Ahura Mazda(fig. 5) , che significa il signore saggio, il quale rappresentava il principio del bene. Era considerato il creatore di tutti gli altri spiriti, sia quelli buoni che quelli cattivi. A lui si contrapponeva uno spirito malefico, il più potente, Ahriman, che però alla fine dovrà soccombere, dopo vari scontri che coinvolgevano anche gli uomini, chiamati a schierarsi per l'uno o per l'altro e a partecipare perciò allo scontro cosmico tra il Bene e il Male. Alla loro morte i buoni sarebbero stati premiati e i cattivi puniti.
Zarathustra combattè le forme di culto dei magi, che si dedicavano spesso a pratiche superstiziose, ma ammise l'esistenza degli antichi dei che quindi non scomparvero del tutto, ma furono ridotti al ruolo di assistenti divini. Ciò lo spinse a tollerare le religioni tradizionali, anche se cercò di unificarle sul fondamento dei principi che andava predicando. Questo atteggiamento tollerante era ben accetto dai sovrani di Persia, perché favoriva la convivenza tra diverse religioni, necessaria per mantenere unito un impero così vasto.
Lingua
La fase più arcaica della lingua è l'antico persiano, diffuso nell'impero degli Achemenidi e attestato dalle iscrizioni monumentali lasciate dagli imperatori di questa dinastia. Queste iscrizioni erano in caratteri di tipo cuneiforme, di evidente derivazione mesopotamica. Affine all'antico persiano era l'avestico, la lingua utilizzata dal profeta Zarathuštra per i suoi inni, che costituirono il nucleo attorno al quale sorse l'Avestā, il libro sacro della religione mazdea. Poiché durante il regno degli Achemenidi l'aramaico divenne la lingua amministrativa dell'impero persiano, fu necessario impiegare scribi aramei nel cuore dell'impero fin nelle più lontane satrapie, fatto che influenzò la formazione delle scritture nazionali dell'età successiva e costituì un importante nesso culturale tra il mondo greco e la lontana India, le cui successive scritture furono anch'esse di origine aramaica. L'evoluzione della lingua persiana si può dividere in tre fasi:
Fase Antica: antico persiano delle iscrizioni, scritto in caratteri di tipo cuneiforme, e avestico dell'Avesta.
Fase Media: medio persiano, 300 a. C. - 900 d. C., distinto in pahlavi partico o pahlavik, e pahlavi sasanide o parsik, scritto con alfabeti di derivazione aramaica.
Fase Recente : neopersiano o parsi: dal secolo IX ad oggi, con il lessico largamente arabizzato e scritto con l'alfabeto arabo modificato.
Cultura - Arte
I resti architettonici dei grandiosi palazzi di Persopoli e di Susa ci mostrano che i persiani copiarono dai Greci, dagli Egiziani e dagli Assiri non solo i procedimenti, ma fecero anche lavorare a loro profitto gli artisti di questi popoli.
La Persia non ebbe ceramica propria, statue, bronzi, ori, stoffe o mobili né di legno né di avori : difatti i popoli citati qui sopra, presso i quali fiorivano le arti, diedero ai re un contributo dei loro prodotti.
Tra i rinvenimenti più importanti troviamo il Palazzo di Persepoli(figg. 2, 3) e la tomba di Ciro.
Tutti i palazzi persiani avevano strutture simili: sorgevano su bastioni sopraelevati per essere meglio difesi, erano costituiti da molti edifici in pietra e circondati da mura, vi si accedeva attraverso una porta monumentale.
In particolare nel palazzo di Persepoli, “La Reggia del Gran Re”, sono di importante rilievo l'imponente scalinata e le alte colonne del palazzo. La scalinata portava alla sala delle udienze del palazzo del Re. A sinistra vediamo la parte centrale con il decoro dei bassorilievi che alterna due gruppi di guardiani, medi e persiani, a rappresentare i due popoli uniti sotto lo stesso re. Al centro notiamo il disco solare alato, simbolo del dio Ahura Mazda.
Le colonne sovrastano la scalinata; a destra, un leone attacca un toro, altro particolare del bassorilievo che orna la scalinata.
Della sala delle udienze non è rimasto nulla: era costruita in legno di cedro e venne distrutta dall' incendio appiccato dalle truppe di Alessandro Magno durante la sua campagna di conquista.
Si pensa che la città di Persepoli sia stato un immenso santuario, destinato unicamente – o quasi – alle feste del Nuovo Anno. È stata costruita in gran parte nel periodo del governo di Dario e completato successivamente da Serse.
Alcuni particolari da citare sono: la grande piattaforma che si trova in gran parte sul pendio della Montagna della misericordia, e, verso la pianura, si eleva per venti metri con un colossale muro, coronato al sommo da una sorta di merlatura. Due monumentali scaloni, all' estremità settemtrionale del muro di terrazzamento, conducono alla spianata ed ancora in epoca araba le fonti ricordano come fosse facile ascenderli a cavallo. Lungo il crinale del monte corre la fortificazione che, per la distanza, sembra seghettare il rilievo fino a scendere verso l' estremità nord della spianata.
La caratteristica più importante di Persepoli, o come la chiamavano i persiani, Parsa, è l' avere di una serie di edifici, alcuni imponenti, eretti su piante quadrate in cui una vera e propria selva di colonne sostiene il tetto
La Porta di Tutte le Nazioni fu eretta da Serse, come anche altri edifici, invece la concezione generale della terrazza e la disposizione delle strutture devono essere state progettate dagli anonimi architetti di Dario (fig. 4).
Pasargade, luogo dove Ciro il Grande stabilì la capitale del suo grande Impero, è situata in una vallata che si trova ad un' elevata altitudine sopra il livello del mare. Pochi resti rimangono di tutto quello che fu fatto costruire ai tempi dell'Impero, tra questi la tomba di Ciro.
La tomba è un grande sarcofago bianco che spicca isolato in mezzo ai campi arati, con uno stile molto semplice, sul modello di uno ziggurat mesopotamico. Essa è situata su una gradinata di 6 gradoni che portano alla cella centrale, che oggi è vuota. All'interno della cella colma, in origine, dei suoi tesori, c'è un’ epigrafe che lo stesso Ciro fece scolpire "Passeggero, io sono Ciro. Ho dato l'impero ai Persiani e ho regnato sull'Asia. Non invidiarmi dunque questa tomba". Alla morte di Alessandro gli invasori che a ondate successive irruppero in Persia distrussero e depredarono tutto quel che rimaneva del regno persiano, ma questa tomba rimase pressoché intatta. Aggirandosi tra le rovine intorno alla tomba, ci si può imbattere in bassorilievi che ritraggono figure misteriose e stupefacenti, come quella di un uomo-pesce dalla coda squamata, o quella di un grande angelo dalle ali spiegate.
Attorno al 1800 a.C. dalla Persia i Cassiti migrano verso il regno di Babilonia.La prima menzione dei Persiani proviene da una iscrizione assira (circa 844 a.C.) nella quale sono chiamati Parsu (Parsuaš, Parsumaš) e li colloca nella regione del lago di Urmia insieme con un altro gruppo, i Madai (Medi). Nei successivi due secoli, i Persiani e i Medi furono tributari degli Assiri. Nel VII secolo a.C.Achemenes (Haxamaniš in persiano antico), capostipite della dinastia reale degli Achemenidi, compare alla testa dei Persiani. È in questo periodo che i Persiani abbandonano lo stile di vita nomade e si insediano stabilmente nell'Iran meridionale, dando vita al loro primo stato organizzato nella regione di Anšan. Dopo la caduta del regno degli Assiri, i Medi ne prendono il posto, regnando su una parte molto estesa dei territori che ne facevano parte, e dominando una grande varietà di genti tra cui vi erano i Persiani, fino all'avvento di Ciro il Grande (fig. 6). Ciro radunò tutti i clan sotto il suo comando, e nel 550 a.C. sconfisse i Medi di Astiage, che fu catturato dai suoi stessi nobili e consegnato a Ciro, ora [[http://it.wikipedia.org/wiki/Scià|Scià]] di un regno persiano unificato. Dopo aver assunto il controllo sul resto della Media e del suo esteso impero medio-orientale, Ciro condusse i Medi e i Persiani uniti verso ulteriori conquiste. Sottomise la Lidia in Asia Minore, e varie regioni orientali in Asia centrale. Infine nel 539 a.C., Ciro entrò trionfante nell'antica città di Babilonia. Dopo la sua vittoria, promise pace ai Babilonesi e annunciò che non vi sarebbero state rappresaglie e che ne avrebbe rispettato le istituzioni, la religione e la cultura. Ciro fu ucciso in battaglia in Asia centrale, prima di poter compiere la conquista dell'Egitto, che fu portata a termine da suo figlio Cambise. Il **cilindro di Ciro** L'Impero achemenide stabilì inediti principi di diritti umani nel sesto secolo a.C. sotto Ciro il Grande. Dopo la sua conquista di Babilonia nel 539 a.C., il re promulgò il cilindro di Ciro, scoperto nel 1878, e oggi riconosciuto da molti come il primo documento sui diritti umani. Il cilindro dichiarava che ai cittadini dell'impero sarebbe stato permesso di praticare la loro religione liberamente. Aboliva anche la [[http://it.wikipedia.org/wiki/Schiavitù|schiavitù]], così tutti i palazzi dei re di Persia erano costruiti da lavoratori pagati in un'epoca di largo uso della manodopera servile. Queste due riforme trovano conferma nei libri biblici delle Cronache, Nehemia, e Ezra, che stabiliscono che Ciro liberò due seguaci dell'ebraismo dalla schiavitù e permise loro di fare ritorno alla loro terra. Il cilindro attualmente è conservato al British Museum, e una replica è conservata al Quartier Generale delle Nazioni Unite. Nell'Impero achemenide, ai cittadini di tutte le religioni e gruppi etnici venivano concessi gli stessi diritti, mentre le donne avevano gli stessi diritti degli uomini. Il cilindro di Ciro documenta inoltre la protezione dei diritti di libertà e sicurezza, libertà di movimento, il diritto alla proprietà e diritti economici e sociali. L'impero achemenide raggiunse la massima estensione sotto Dario I, che si spinse fino all'Indo ad est e fino alla Tracia ad ovest. Egli cercò di conquistare la Grecia, provocando le cosiddette guerre greco-persiane.Le cause furono: 1. grande fioritura economica della Ionia; 2. la politica espansionistica della Persia: da quando Ciro aveva sottomesso il regno di Lidia, tutte le città greche erano passate sotto il dominio persiano; esse conservarono leggi indipendenti e i persiani non potevano tollerare autonomia politica nel loro impero. La fase iniziale della guerra nel 499 a.C. fu a favore dei persiani. Le città della Ionia si ribellarono, ma ottennero da Atene scarsi aiuti; fu quindi facile per i persiani soffocare la ribellione. Ma il re Dario di vendicò: Mileto venne distrutta e gli abitanti vennero venduti come schiavi. ■ La prima guerra persiana Nel 490 a.C. i persiani si diressero verso l'Attica. L'assemblea ateniese decise di inviare contro il nemico tutto l'esercito, costituito da 10.000 opliti comandati da Milziade e alcuni messaggeri furono inviati a Sparta per invocare aiuto. Ma Atene vinse con il suo esercito nella celebre battaglia di Maratona. .Dario organizzò una nuova spedizione, ma poco dopo morì; il comando passò a suo figlio Serse, che preparò una spedizione per un duplice assalto dalla terra e dal mare. ■La seconda guerra persianaNel 480 a.C. l'esercito persiano attraversò il Bosforo mentre una grande flotta costeggiava la Grecia per un attacco via mare. Un esercito alleato di soli 300 opliti al comando del re di Sparta, Leonida, bloccò il passo delle Termopili e rallentò la marcia dei Persiani: questi soldati riuscirono a fermare l'esercito nemico per tre giorni, poi si sacrificarono per proteggere la ritirata dell'esercito e caddero sino all'ultimo uomo. La flotta greca fu costretta a ripiegare e la popolazione fu evacuata nell'isola di Salamina; le case e l'acropoli furono incendiate per ordine di Serse, ma finchè la flotta era salva, Atene non era sconfitta. Infine prevalsero l'intelligenza e la scaltrezza politica di Temistocle, influente uomo politico ateniese: egli sapeva che gli alleati non potevano fare a meno della flotta di Atene, perciò convinse i greci ad accettare battaglia per il giorno dopo. A quel punto Serse ordinò ai Persiani di attaccare nelle acque di Salamina, ma la flotta persiana fu sconfitta da quella ateniese, che era composta di triremi, navi leggere, facilmente manovrabili e dotate di un rostro di bronzo con il quale venivano speronate le navi avversarie. Nel 479 a.c. I Greci sconfissero ancora i persiani a Platea in Beozia e a Capo Micale di fronte all' isola di Samo; così i Persiani rinunciarono a proseguire la lotta e la Ionia riconquistò la sua libertà. I cartaginesi pensarono di approfittare dell'invasione persiana per impadronirsi di tutta la Sicilia, perciò inviarono un grande esercito contro i Greci , che però erano numerosi e li annientarono.La Persia ellenistica (**330 a.C.**–**150 a.C.**)Gli ultimi anni della dinastia achemenide furono segnati da debolezza e decadenza. Il potente e immenso impero collassò in soli otto anni sotto i colpi infertigli dal giovane re dei Macedoni, Alessandro Magno. La debolezza della Persia si svelò ai greci già nel 401 a.C., quando Ciro il giovane, secondogenito di Dario II e satrapo di [[http://it.wikipedia.org/wiki/Sardi_(città)|Sardi, ]] ingaggiò diecimila mercenari greci per rafforzare le sue pretese al trono imperiale, occupato dal fratello maggiore Artaserse II, riuscendo ad arrivare a Cunassa vicino a Babilonia, dove morì in battaglia: questi fatti sono narrati ne l'Anabasi di Senofonte. Ciò rivelò non solo la debolezza militare, ma anche l'instabilità politica degli ultimi anni del periodo achemenide. Filippo il Macedone, padrone di gran parte della Grecia, e suo figlio Alessandro decisero di approfittare di questa situazione. Dopo la morte di Filippo, Alessandro portò il suo esercito in Asia Minore nel 334 a.C. e si impossessò rapidamente della penisola anatolica. Poi sconfisse i Persiani di Dario III nel 333 a Isso e conquistò la Fenicia e l'Egitto, per poi disgregare l'esercito persiano a Gaugamela nel 331. Dario fuggì, lasciando all'esercito di Alessandro città importanti come Babilonia, Susa, Persepoli con i loro immensi tesori e chiese accoglienza al satrapo della Battriana (odierno Afghanistan), ma venne ucciso a tradimento. Infine l'impero Persiano cadde definitivamente nelle mani di Alessandro Magno, che, lungo il suo percorso di conquista, fondò numerose città, tutte chiamate "Alessandria". Nei secoli successivi queste città furono i centri da cui si irradiò in Oriente la cultura greca, processo che viene detto ellenismo. L'impero di Alessandro si frantumò subito dopo la sua morte, ma la Persia rimase sotto il controllo dei greci. Un generale di Alessandro, Seleuco I Nicatore, prese possesso della Persia, della Mesopotamia e più tardi della Siria e dell'Asia Minore. Ebbe così inizio la dinastia seleucide.
Economia Tra le attività economiche, l'agricolturainizialmente, a causa del territorio arido in cui si stabilirono i persiani (ovvero nell’attuale Iran), non fu molto importante. Invece si praticava l'allevamento : i principali animali allevati dai Persiani furono i buoi, adatti agli altipiani iranici. Più signicficativo era il commercio, l’attività più sviluppata nell’Impero Persiano. Esso era favorito da una buona rete di stradale, che era costituita anche da canali e solo il sistema viario romano sarà superiore a quello persiano. L'asse viario più importante era lungo ben 2600 km. e collegava Susa con Sardi nella Lidia, vicino alle sponde del Mediterraneo. Fu probabilmente grazie ai Persiani che piante dell'estremo oriente come il pistacchio, il sesamo, il nocciolo, il pesco, il riso si diffusero nel vicino oriente. I Persiani organizzarono anche un efficiente sistema postale: le lettere erano portate da cavalieri, che nel corso dei loro viaggi potevano sostare per riposarsi e per cambiare i cavalli in una serie di stazioni di posta. Lo sviluppo del commercio venne favorito anche dall'adozione di una moneta che veniva accettata presso tutti i popoli: il darico, d'oro o d'argento. Fino ad allora ogni città aveva proprie monete e ciò rendeva più difficili gli scambi commerciali. Usi e costumi Educazione: Fondamentale per essere un "buon persiano" era l'educazione dei propri figli, ai quali il padre insegnava, dice Erodoto, soltanto tre cose: cavalcare, tirare con l'arco e dire la verità. Importanti le prime due per essere un guerriero valente, altrettanto basilare la terza, poiché menzogne e debiti erano ritenuti il disonore peggiore per i sudditi del "Gran re". Fino all'età di cinque anni, però, il bambino non viveva insieme al padre, ma era affidato alle donne della famiglia. Secondo Erodoto, si comportavano in questo modo per non procurare dolore al padre, nel caso il figlio fosse morto in tenera età. La più forte impressione, però, Erodoto la riportò sul fatto che nessun persiano castigava gravemente un servo per una sola mancanza e neppure il re condannava mai a morte qualcuno a causa di un solo delitto. Solo quando la misura delle azioni criminose superava quella dei meriti, allora si faceva sentire al colpevole tutta "l'ira dei giusti" . Esercito : gli eserciti erano immensi ed erano milizie permanenti, cioè formate da uomini che esercitavano il mestiere delle armi, ma in caso di guerra il numero aumentava considerevolmente grazie ai contingenti forniti anche da guerrieri di altri popoli, come Assiri, Arabi, Etiopi e Traci. La parte più eletta era tuttavia costituita solo da persiani. Inoltre vi era la guardia del corpo del re, che combatteva intorno a lui. I fanti, con il petto difeso da corazze, combattevano con uno scudo di vimini, un giavellotto di piccole dimensioni, un arco, un pugnale, il cui fodero si trovava sulla cintura. Eccellevano soprattutto i cavalieri: c'erano la cavalleria leggera, agile e veloce, e la cavalleria pesante, in cui combattevano in masse compatte. I cavalli erano coperti di piastre o cotte di maglia in metallo. Consuetudini funerarie: secondo l'Avesta, gli elementi (Aria, Acqua, Terra e Fuoco) dovevano essere preservati. I cadaveri non potevano essere consunti per inumazione perchè si sarebbe contaminata la terra e non potevano neanche essere bruciati sul rogo perchè la fiamma sarebbe diventata impura. Perciò i persiano addottarono la consuetudine di far divorare i defunti da corvi o da sparvieri, esponendoli in grandi torri rotonde; solo in età posteriore si innalzarono tombe sontuose e vi si collocarono i morti evitando il contatto col suolo mediante una spalmatura di cera fatta sul cadavere. Consuetudini curiose: i Persiani furono i primi a usare le calze, la biancheria intima e i guanti. Inoltre introdussero l'abitudine di considerare il compleanno come la festa più importane; quel giorno, scriveva Erodoto, i Persiani imbandivano più cibo che in tutti gli altri giorni. Altra usanza era il diverso modo di salutare: se due persone erano di pari condizione, si bacaiavano sulla bocca; se uno dei due era inferiore, si baciavano sulle guance; infine, se uno apparteneva a una classe molto inferiore, rendeva omaggio all'altro inchinandosi.
Territorio
Verso il 700 a.C. i Persiani erano stanziati a Parsumach, ai piedi dei monti Bakhtiyari dove, sotto la direzione di Achemene, fondarono un piccolo regno. Questo paese era situato sulla costa settentrionale del golfo persico, a sud est della Media e ad est della Susiana. Successivamente il regno persiano si espanse nei vari territori come l' Elam, che oggi corrisponde alla parte sud - occidentale dell'attuale Iran. Il re persiano Teispe annetté la provincia di Parsa (Fars). Alla sua morte il regno fu diviso tra i due figli. Dopo la distruzione totale dell’ Elam da parte degli Assiri, Ciro I, figlio di Teispe, riconobbe l’autorità di questi ultimi, inviando uno dei suoi figli come ostaggio. L' altro successore di Ciro, Cambise I, obbligò il figlio di Ariaramne, l' altro successore di Teispe, ad abdicare in suo favore, lasciandogli tuttavia il governo della provincia di Parsa, e sposò la figlia di Astiage di Media: da questa unione nacque Ciro II il Grande.
I due regni iraniani che si formarono, quello dei medi e quello dei persiani, vennero unificati dal re persiano Ciro, detto il Grande, nel 599 a. C.
Dopo aver consolidato la sua posizione all’interno, Ciro sottomise l’ Asia Minore, conquistò Babilonia, assumendo il controllo della Siria e ottenendo la sottomissione dei re fenici. Alla sua morte l’Impero passò a Cambise II, il quale conquistò l’Egitto. Il suo successore Dario I conquistò la Tracia. Successivamente si espanse in Africa (Egitto), nel Caucaso fino al confine di alcuni fiumi dell' Asia Centrale, l' Amu – Daria e il Sir Daria. Estese la sua azione a Oriente, sottomettendo il Gandhara, l’ India occidentale e la valle dell’ Indo; quindi combatté gli Sciti della Russia meridionale ed estese il suo potere sulle città greche della costa. Di lì si volse alla conquista della Grecia stessa, dando origine alle cosiddette guerre persiane (fig. 1).
Forma di Governo, organizzazione sociale e concezione dello stato
La forma di governo dell' Impero persiano era una monarchia assoluta e si rifaceva alla tradizione orientale.
A capo stava un sovrano assoluto, il quale possedeva il regno come se fosse una proprietà privata ed era il rappresentante del dio e quindi un uomo al di sopra di ogni uomo. Il suo potere si basava sull'obbedienza dei sudditi, cioè il gruppo dei “bandaka” ( = coloro che portano la cinta del seguito). La superiorità del re era totale e si configurava come eccellenza sul campo di battaglia. La guerra, infatti, era considerata molto importante, basti pensare che i territori che componevano l' Impero Persiano furono conquistati militarmente. Il re aveva la massima autorità sia in guerra che in pace, in quanto massimo signore, legislatore e giudice. Nell' emettere sentenze il re non veniva sottomesso a niente e a nessuno, perché lui stesso era la legge. Esercitava il controllo sul territorio tramite dei funzionari pubblici che si occupavano di riscuotere i tributi.
La sede del governo persiano non era fissa, infatti il re si spostava con la sua tenda al cui interno si trovavano le insegne del potere.
Sotto il sovrano si trovavano i sacerdoti e gli aristocratici. Gli aristocratici erano divisi in ranghi e godevano di una posizione politica e sociale di riguardo, ma soprattutto sul favore del sovrano. Poiché l'impero era molto vasto, il re aveva numerosi collaboratori che erano “amici” o addirittura parenti, che rispondevano direttamente al sovrano del loro operato.Questi collaboratori erano ampiamente ricompensati: erano esonerati dal pagamento delle tasse, alcuni erano ammessi alla corte ed era loro offerta la possibilità di prendere parte ai pasti assieme al re.
Poi c'erano 20 satrapi, che amministravano il potere per delega del re e avevano alcuni poteri civili e militari, ma non erano considerati come sovrani. Essi erano affiancati da segretari che ne vigilavano l'operato e ne garantivano il legame con il potere centrale. Inoltre vi erano degli ispettori, chiamati “le orecchie del re”, autorizzati a disporre dell'esercito in caso di necessità; essi percorrevano l'impero presentandosi all'improvviso agli amministratori per verificarne la gestione.
Infine c'erano i soldati e ancora un gradino più sotto i mercanti, gli artigiani e i contadini;
il gradino più basso era occupato dagli schiavi.
Quello dei Persiani era un impero multietnico: si estendeva dal Mediterraneo all'Oceano Indiano e racchiudeva entro i suoi confini tutte le popolazioni del Vicino Oriente.
Religione
All' inizio la religione persiana era politeista e si basava sul culto delle forze naturali, come il Sole, la Luna, la Terra, l' Acqua, il Fuoco e il Vento.
Il testo sacro della religione era l' Avesta. I più importanti sacerdoti persiani erano i Magi, uomini molto potenti, anche perchè la loro funzione era ereditaria: essi appartenevano, infatti, ad una stessa tribù, quella, appunto, dei Magi; inoltre praticavano un culto diverso da quello ufficiale (é da precisare che presso molti popoli dell' antichità esisteva una religiosità popolare che si distingueva da quella reale e aristocratica e ciò avvenne anche presso i Persiani).
Il culto del sole diede origine a quello di Mitra, che sopravvisse all' Impero Persiano e diede vita al mitraismo, una religione che prometteva la salvezza personale, da raggiungere attraverso riti che potevano essere conosciuti solo dagli iniziati.
Attorno al VII e il VI secolo A. C. avvenne una profonda riforma religiosa della quale il promotore principale fu Zarathustra che i Greci chiamavano Zoroastro.
Zarathustra era un profeta e mistico iraniano ed è stato anche autore delle cinque gāthā, cioè i cinque canti religiosi che risultano essere la parte più antica dell' Avestā, l'insieme dei testi sacri dell'antico Iran.
La sua nuova scuola di pensiero religioso si potrebbe definire un monoteismo imperfetto: secondo il profeta esisteva un Dio supremo, Ahura Mazda(fig. 5) , che significa il signore saggio, il quale rappresentava il principio del bene. Era considerato il creatore di tutti gli altri spiriti, sia quelli buoni che quelli cattivi. A lui si contrapponeva uno spirito malefico, il più potente, Ahriman, che però alla fine dovrà soccombere, dopo vari scontri che coinvolgevano anche gli uomini, chiamati a schierarsi per l'uno o per l'altro e a partecipare perciò allo scontro cosmico tra il Bene e il Male. Alla loro morte i buoni sarebbero stati premiati e i cattivi puniti.
Zarathustra combattè le forme di culto dei magi, che si dedicavano spesso a pratiche superstiziose, ma ammise l'esistenza degli antichi dei che quindi non scomparvero del tutto, ma furono ridotti al ruolo di assistenti divini. Ciò lo spinse a tollerare le religioni tradizionali, anche se cercò di unificarle sul fondamento dei principi che andava predicando. Questo atteggiamento tollerante era ben accetto dai sovrani di Persia, perché favoriva la convivenza tra diverse religioni, necessaria per mantenere unito un impero così vasto.
Lingua
La fase più arcaica della lingua è l'antico persiano, diffuso nell'impero degli Achemenidi e attestato dalle iscrizioni monumentali lasciate dagli imperatori di questa dinastia. Queste iscrizioni erano in caratteri di tipo cuneiforme, di evidente derivazione mesopotamica. Affine all'antico persiano era l'avestico, la lingua utilizzata dal profeta Zarathuštra per i suoi inni, che costituirono il nucleo attorno al quale sorse l'Avestā, il libro sacro della religione mazdea. Poiché durante il regno degli Achemenidi l'aramaico divenne la lingua amministrativa dell'impero persiano, fu necessario impiegare scribi aramei nel cuore dell'impero fin nelle più lontane satrapie, fatto che influenzò la formazione delle scritture nazionali dell'età successiva e costituì un importante nesso culturale tra il mondo greco e la lontana India, le cui successive scritture furono anch'esse di origine aramaica. L'evoluzione della lingua persiana si può dividere in tre fasi:
Cultura - Arte
I resti architettonici dei grandiosi palazzi di Persopoli e di Susa ci mostrano che i persiani copiarono dai Greci, dagli Egiziani e dagli Assiri non solo i procedimenti, ma fecero anche lavorare a loro profitto gli artisti di questi popoli.
La Persia non ebbe ceramica propria, statue, bronzi, ori, stoffe o mobili né di legno né di avori : difatti i popoli citati qui sopra, presso i quali fiorivano le arti, diedero ai re un contributo dei loro prodotti.
Tra i rinvenimenti più importanti troviamo il Palazzo di Persepoli (figg. 2, 3) e la tomba di Ciro.
Tutti i palazzi persiani avevano strutture simili: sorgevano su bastioni sopraelevati per essere meglio difesi, erano costituiti da molti edifici in pietra e circondati da mura, vi si accedeva attraverso una porta monumentale.
In particolare nel palazzo di Persepoli, “La Reggia del Gran Re”, sono di importante rilievo l'imponente scalinata e le alte colonne del palazzo. La scalinata portava alla sala delle udienze del palazzo del Re. A sinistra vediamo la parte centrale con il decoro dei bassorilievi che alterna due gruppi di guardiani, medi e persiani, a rappresentare i due popoli uniti sotto lo stesso re. Al centro notiamo il disco solare alato, simbolo del dio Ahura Mazda.
Le colonne sovrastano la scalinata; a destra, un leone attacca un toro, altro particolare del bassorilievo che orna la scalinata.
Della sala delle udienze non è rimasto nulla: era costruita in legno di cedro e venne distrutta dall' incendio appiccato dalle truppe di Alessandro Magno durante la sua campagna di conquista.
Si pensa che la città di Persepoli sia stato un immenso santuario, destinato unicamente – o quasi – alle feste del Nuovo Anno. È stata costruita in gran parte nel periodo del governo di Dario e completato successivamente da Serse.
Alcuni particolari da citare sono: la grande piattaforma che si trova in gran parte sul pendio della Montagna della misericordia, e, verso la pianura, si eleva per venti metri con un colossale muro, coronato al sommo da una sorta di merlatura. Due monumentali scaloni, all' estremità settemtrionale del muro di terrazzamento, conducono alla spianata ed ancora in epoca araba le fonti ricordano come fosse facile ascenderli a cavallo. Lungo il crinale del monte corre la fortificazione che, per la distanza, sembra seghettare il rilievo fino a scendere verso l' estremità nord della spianata.
La caratteristica più importante di Persepoli, o come la chiamavano i persiani, Parsa, è l' avere di una serie di edifici, alcuni imponenti, eretti su piante quadrate in cui una vera e propria selva di colonne sostiene il tetto
La Porta di Tutte le Nazioni fu eretta da Serse, come anche altri edifici, invece la concezione generale della terrazza e la disposizione delle strutture devono essere state progettate dagli anonimi architetti di Dario (fig. 4).
Pasargade, luogo dove Ciro il Grande stabilì la capitale del suo grande Impero, è situata in una vallata che si trova ad un' elevata altitudine sopra il livello del mare. Pochi resti rimangono di tutto quello che fu fatto costruire ai tempi dell'Impero, tra questi la tomba di Ciro.
La tomba è un grande sarcofago bianco che spicca isolato in mezzo ai campi arati, con uno stile molto semplice, sul modello di uno ziggurat mesopotamico. Essa è situata su una gradinata di 6 gradoni che portano alla cella centrale, che oggi è vuota. All'interno della cella colma, in origine, dei suoi tesori, c'è un’ epigrafe che lo stesso Ciro fece scolpire "Passeggero, io sono Ciro. Ho dato l'impero ai Persiani e ho regnato sull'Asia. Non invidiarmi dunque questa tomba". Alla morte di Alessandro gli invasori che a ondate successive irruppero in Persia distrussero e depredarono tutto quel che rimaneva del regno persiano, ma questa tomba rimase pressoché intatta. Aggirandosi tra le rovine intorno alla tomba, ci si può imbattere in bassorilievi che ritraggono figure misteriose e stupefacenti, come quella di un uomo-pesce dalla coda squamata, o quella di un grande angelo dalle ali spiegate.
Storia
Dalla Preistoria all'Impero Achemenide
L'attuale altopiano iranico è abitato sin dalla Preistoria da genti che praticavano l'agricoltura, la pastorizia e la metallurgia. Nel III millennio a.C. si assiste al predominio degli Elamiti. Seguiranno, poi, lo scontro tra questi e i babilonesi e, nel II millennio a.C., le prime migrazioni indoeuropee dall'area caucasica:
- verso l’Asia Minore, dove si afferma la potenza degli Ittiti;
- verso l’India, dove si origina la civiltà indo-ariana
- verso la Mesopotamia, dove si sviluppano i Mitanni, che si fonderanno con gli Hurriti.
Attorno al 1800 a.C. dalla Persia i Cassiti migrano verso il regno di Babilonia.La prima menzione dei Persiani proviene da una iscrizione assira (circa 844 a.C.) nella quale sono chiamati Parsu (Parsuaš, Parsumaš) e li colloca nella regione del lago di Urmia insieme con un altro gruppo, i Madai (Medi). Nei successivi due secoli, i Persiani e i Medi furono tributari degli Assiri. Nel VII secolo a.C. Achemenes (Haxamaniš in persiano antico), capostipite della dinastia reale degli Achemenidi, compare alla testa dei Persiani. È in questo periodo che i Persiani abbandonano lo stile di vita nomade e si insediano stabilmente nell'Iran meridionale, dando vita al loro primo stato organizzato nella regione di Anšan. Dopo la caduta del regno degli Assiri, i Medi ne prendono il posto, regnando su una parte molto estesa dei territori che ne facevano parte, e dominando una grande varietà di genti tra cui vi erano i Persiani, fino all'avvento di Ciro il Grande (fig. 6). Ciro radunò tutti i clan sotto il suo comando, e nel 550 a.C. sconfisse i Medi di Astiage, che fu catturato dai suoi stessi nobili e consegnato a Ciro, ora [[http://it.wikipedia.org/wiki/Scià|Scià]] di un regno persiano unificato. Dopo aver assunto il controllo sul resto della Media e del suo esteso impero medio-orientale, Ciro condusse i Medi e i Persiani uniti verso ulteriori conquiste. Sottomise la Lidia in Asia Minore, e varie regioni orientali in Asia centrale. Infine nel 539 a.C., Ciro entrò trionfante nell'antica città di Babilonia. Dopo la sua vittoria, promise pace ai Babilonesi e annunciò che non vi sarebbero state rappresaglie e che ne avrebbe rispettato le istituzioni, la religione e la cultura. Ciro fu ucciso in battaglia in Asia centrale, prima di poter compiere la conquista dell'Egitto, che fu portata a termine da suo figlio Cambise.Il **cilindro di Ciro** L'Impero achemenide stabilì inediti principi di diritti umani nel sesto secolo a.C. sotto Ciro il Grande. Dopo la sua conquista di Babilonia nel 539 a.C., il re promulgò il cilindro di Ciro, scoperto nel 1878, e oggi riconosciuto da molti come il primo documento sui diritti umani. Il cilindro dichiarava che ai cittadini dell'impero sarebbe stato permesso di praticare la loro religione liberamente. Aboliva anche la [[http://it.wikipedia.org/wiki/Schiavitù|schiavitù]], così tutti i palazzi dei re di Persia erano costruiti da lavoratori pagati in un'epoca di largo uso della manodopera servile. Queste due riforme trovano conferma nei libri biblici delle Cronache, Nehemia, e Ezra, che stabiliscono che Ciro liberò due seguaci dell'ebraismo dalla schiavitù e permise loro di fare ritorno alla loro terra. Il cilindro attualmente è conservato al British Museum, e una replica è conservata al Quartier Generale delle Nazioni Unite. Nell'Impero achemenide, ai cittadini di tutte le religioni e gruppi etnici venivano concessi gli stessi diritti, mentre le donne avevano gli stessi diritti degli uomini. Il cilindro di Ciro documenta inoltre la protezione dei diritti di libertà e sicurezza, libertà di movimento, il diritto alla proprietà e diritti economici e sociali.
L'impero achemenide raggiunse la massima estensione sotto Dario I, che si spinse fino all'Indo ad est e fino alla Tracia ad ovest. Egli cercò di conquistare la Grecia, provocando le cosiddette guerre greco-persiane. Le cause furono:
1. grande fioritura economica della Ionia;
2. la politica espansionistica della Persia: da quando Ciro aveva sottomesso il regno di Lidia, tutte le città greche erano passate sotto il dominio persiano; esse conservarono leggi indipendenti e i persiani non potevano tollerare autonomia politica nel loro impero.
La fase iniziale della guerra nel 499 a.C. fu a favore dei persiani. Le città della Ionia si ribellarono, ma ottennero da Atene scarsi aiuti; fu quindi facile per i persiani soffocare la ribellione. Ma il re Dario di vendicò: Mileto venne distrutta e gli abitanti vennero venduti come schiavi.
■ La prima guerra persiana Nel 490 a.C. i persiani si diressero verso l'Attica. L'assemblea ateniese decise di inviare contro il nemico tutto l'esercito, costituito da 10.000 opliti comandati da Milziade e alcuni messaggeri furono inviati a Sparta per invocare aiuto. Ma Atene vinse con il suo esercito nella celebre battaglia di Maratona. .Dario organizzò una nuova spedizione, ma poco dopo morì; il comando passò a suo figlio Serse, che preparò una spedizione per un duplice assalto dalla terra e dal mare.
■La seconda guerra persianaNel 480 a.C. l'esercito persiano attraversò il Bosforo mentre una grande flotta costeggiava la Grecia per un attacco via mare. Un esercito alleato di soli 300 opliti al comando del re di Sparta, Leonida, bloccò il passo delle Termopili e rallentò la marcia dei Persiani: questi soldati riuscirono a fermare l'esercito nemico per tre giorni, poi si sacrificarono per proteggere la ritirata dell'esercito e caddero sino all'ultimo uomo.
La flotta greca fu costretta a ripiegare e la popolazione fu evacuata nell'isola di Salamina; le case e l'acropoli furono incendiate per ordine di Serse, ma finchè la flotta era salva, Atene non era sconfitta. Infine prevalsero l'intelligenza e la scaltrezza politica di Temistocle, influente uomo politico ateniese: egli sapeva che gli alleati non potevano fare a meno della flotta di Atene, perciò convinse i greci ad accettare battaglia per il giorno dopo. A quel punto Serse ordinò ai Persiani di attaccare nelle acque di Salamina, ma la flotta persiana fu sconfitta da quella ateniese, che era composta di triremi, navi leggere, facilmente manovrabili e dotate di un rostro di bronzo con il quale venivano speronate le navi avversarie.
Nel 479 a.c. I Greci sconfissero ancora i persiani a Platea in Beozia e a Capo Micale di fronte all' isola di Samo; così i Persiani rinunciarono a proseguire la lotta e la Ionia riconquistò la sua libertà.
I cartaginesi pensarono di approfittare dell'invasione persiana per impadronirsi di tutta la Sicilia, perciò inviarono un grande esercito contro i Greci , che però erano numerosi e li annientarono.La Persia ellenistica (**330 a.C.**–**150 a.C.**) Gli ultimi anni della dinastia achemenide furono segnati da debolezza e decadenza. Il potente e immenso impero collassò in soli otto anni sotto i colpi infertigli dal giovane re dei Macedoni, Alessandro Magno. La debolezza della Persia si svelò ai greci già nel 401 a.C., quando Ciro il giovane, secondogenito di Dario II e satrapo di [[http://it.wikipedia.org/wiki/Sardi_(città)|Sardi, ]] ingaggiò diecimila mercenari greci per rafforzare le sue pretese al trono imperiale, occupato dal fratello maggiore Artaserse II, riuscendo ad arrivare a Cunassa vicino a Babilonia, dove morì in battaglia: questi fatti sono narrati ne l'Anabasi di Senofonte. Ciò rivelò non solo la debolezza militare, ma anche l'instabilità politica degli ultimi anni del periodo achemenide. Filippo il Macedone, padrone di gran parte della Grecia, e suo figlio Alessandro decisero di approfittare di questa situazione. Dopo la morte di Filippo, Alessandro portò il suo esercito in Asia Minore nel 334 a.C. e si impossessò rapidamente della penisola anatolica. Poi sconfisse i Persiani di Dario III nel 333 a Isso e conquistò la Fenicia e l'Egitto, per poi disgregare l'esercito persiano a Gaugamela nel 331.
Dario fuggì, lasciando all'esercito di Alessandro città importanti come Babilonia, Susa, Persepoli con i loro immensi tesori e chiese accoglienza al satrapo della Battriana (odierno Afghanistan), ma venne ucciso a tradimento. Infine l'impero Persiano cadde definitivamente nelle mani di Alessandro Magno, che, lungo il suo percorso di conquista, fondò numerose città, tutte chiamate "Alessandria". Nei secoli successivi queste città furono i centri da cui si irradiò in Oriente la cultura greca, processo che viene detto ellenismo. L'impero di Alessandro si frantumò subito dopo la sua morte, ma la Persia rimase sotto il controllo dei greci. Un generale di Alessandro, Seleuco I Nicatore, prese possesso della Persia, della Mesopotamia e più tardi della Siria e dell'Asia Minore. Ebbe così inizio la dinastia seleucide.
Economia
Tra le attività economiche, l'agricolturainizialmente, a causa del territorio arido in cui si stabilirono i persiani (ovvero nell’attuale Iran), non fu molto importante. Invece si praticava l'allevamento : i principali animali allevati dai Persiani furono i buoi, adatti agli altipiani iranici. Più signicficativo era il commercio, l’attività più sviluppata nell’Impero Persiano. Esso era favorito da una buona rete di stradale, che era costituita anche da canali e solo il sistema viario romano sarà superiore a quello persiano. L'asse viario più importante era lungo ben 2600 km. e collegava Susa con Sardi nella Lidia, vicino alle sponde del Mediterraneo. Fu probabilmente grazie ai Persiani che piante dell'estremo oriente come il pistacchio, il sesamo, il nocciolo, il pesco, il riso si diffusero nel vicino oriente.
I Persiani organizzarono anche un efficiente sistema postale: le lettere erano portate da cavalieri, che nel corso dei loro viaggi potevano sostare per riposarsi e per cambiare i cavalli in una serie di stazioni di posta. Lo sviluppo del commercio venne favorito anche dall'adozione di una moneta che veniva accettata presso tutti i popoli: il darico, d'oro o d'argento. Fino ad allora ogni città aveva proprie monete e ciò rendeva più difficili gli scambi commerciali.
Usi e costumi
Educazione: Fondamentale per essere un "buon persiano" era l'educazione dei propri figli, ai quali il padre insegnava, dice Erodoto, soltanto tre cose: cavalcare, tirare con l'arco e dire la verità. Importanti le prime due per essere un guerriero valente, altrettanto basilare la terza, poiché menzogne e debiti erano ritenuti il disonore peggiore per i sudditi del "Gran re". Fino all'età di cinque anni, però, il bambino non viveva insieme al padre, ma era affidato alle donne della famiglia. Secondo Erodoto, si comportavano in questo modo per non procurare dolore al padre, nel caso il figlio fosse morto in tenera età. La più forte impressione, però, Erodoto la riportò sul fatto che nessun persiano castigava gravemente un servo per una sola mancanza e neppure il re condannava mai a morte qualcuno a causa di un solo delitto. Solo quando la misura delle azioni criminose superava quella dei meriti, allora si faceva sentire al colpevole tutta "l'ira dei giusti" .
Esercito : gli eserciti erano immensi ed erano milizie permanenti, cioè formate da uomini che esercitavano il mestiere delle armi, ma in caso di guerra il numero aumentava considerevolmente grazie ai contingenti forniti anche da guerrieri di altri popoli, come Assiri, Arabi, Etiopi e Traci. La parte più eletta era tuttavia costituita solo da persiani. Inoltre vi era la guardia del corpo del re, che combatteva intorno a lui. I fanti, con il petto difeso da corazze, combattevano con uno scudo di vimini, un giavellotto di piccole dimensioni, un arco, un pugnale, il cui fodero si trovava sulla cintura. Eccellevano soprattutto i cavalieri: c'erano la cavalleria leggera, agile e veloce, e la cavalleria pesante, in cui combattevano in masse compatte. I cavalli erano coperti di piastre o cotte di maglia in metallo.
Consuetudini funerarie: secondo l'Avesta, gli elementi (Aria, Acqua, Terra e Fuoco) dovevano essere preservati. I cadaveri non potevano essere consunti per inumazione perchè si sarebbe contaminata la terra e non potevano neanche essere bruciati sul rogo perchè la fiamma sarebbe diventata impura. Perciò i persiano addottarono la consuetudine di far divorare i defunti da corvi o da sparvieri, esponendoli in grandi torri rotonde; solo in età posteriore si innalzarono tombe sontuose e vi si collocarono i morti evitando il contatto col suolo mediante una spalmatura di cera fatta sul cadavere.
Consuetudini curiose: i Persiani furono i primi a usare le calze, la biancheria intima e i guanti.
Inoltre introdussero l'abitudine di considerare il compleanno come la festa più importane; quel giorno, scriveva Erodoto, i Persiani imbandivano più cibo che in tutti gli altri giorni.
Altra usanza era il diverso modo di salutare: se due persone erano di pari condizione, si bacaiavano sulla bocca; se uno dei due era inferiore, si baciavano sulle guance; infine, se uno apparteneva a una classe molto inferiore, rendeva omaggio all'altro inchinandosi.
Sitografia:
- www.storiafilosofia.it
- http://www.slideshare.net
- __http://www.instoria.it/__
- __http://www.wikipedia.it/__
- __http://www.skuola.tiscali.it/__
- __http://www.spazioinwind.libero.it/__
- __http://www.pbmstoriait/__
- __http://www.cronologia.leonardo.it/__
Bibliografia:Beatrice e Michela, IV B Liceo Classico Gorizia
a.s. 2010/2011